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martedì 10 ottobre 2017

" Il Grande Sogno " Il giro del Mondo in 100 giorni, senza un Soldo in tasca.

  
















"    Il   Grande   Sogno    "


Il   Giro   del   Mondo in 100  giorni, senza un soldo in tasca












Tempo fa , frequentando la Biblioteca  dove abitualmente mi rifornisco, ho trovato uno spazio dedicato ad un tema  a me,  particolarmente caro :

Il Viaggio in tutte le sue  forme

e sono stato  attratto  dal  Titolo  in Oggetto.


Per la quasi totalità delle persone normali, un viaggio del genere  sarebbe un  utopia, ma non per Matteo  Pennacchi, anni 28, persona non comune, dotato di  uno spirito di avventura che rasenta qualsiasi immaginazione, e di una capacità di adattamento incredibile.
Persona molto colta, laureato in Scienza delle Comunicazioni, persona poliedrica in quanto le sue conoscenze, le sue competenze ed i suoi interessi spaziano a 360°


Questa pubblicazione è il racconto del suo viaggio, una corsa contro il tempo e più che altro una scommessa con se stesso.
Il viaggio  è stato effettuato utilizzando i mezzi più impensati, attraverso i cinque continenti, dall'Italia a Mosca, da Mosca a Pechino, in Corea, nel  Nord America  e quindi   di nuovo in Italia.
Sopravissuto ad un' impressionante quantità di situazioni  impossibili, incontrando lungo il suo cammino  un'enorme quantità di persone, amici, conoscenti, che a turno  gli hanno dato una mano per realizzare il suo sogno impossibile.
Il tutto non è altro che un  piacevole e scanzonato resoconto ,  che si legge volentieri e che ogni lettore  vorrebbe in cuor suo  poter raccontare.
Terminata la piacevole lettura,  caro Matteo,  ho avuto la sensazione  di conoscerti da sempre  !
A chi  avrà occasione  di leggere  questo volumetto,
 Auguro una  Buona Lettura.

giuseppe



PS:  Ho avuto l'opportunità di parlare al telefono con  Matteo, il quale mi ha promesso  che se un giorno avrà l'occasione   di venire  a Varese per qualche conferenza,  non mancherà di inviarmi un invito che sarà per me un immenso piacere il poterlo conoscere personalmente. 






































mercoledì 7 dicembre 2011

L'Italia in velocipede





































L'Italia in velocipede





















Da un po di tempo sto cercando di collezionare delle chicche relative  alla storia della bicicletta e dei suoi antenati.
Alcuni anni fa avevo trovato su una rivista una breve recensione  riguardo ad un volumetto che descriveva di un viaggio in Italia, effettuato nel  1887,   visto dal sellino di una strana bicicletta.

Questa in breve la trama :

Fra il 1880 ed il 1890, in Europa, si iniziarono   a vedere degli strani veicoli a tre ruote, chiamati  velocipedi o più comunemente tricicli.

Due giovani intraprendenti americani, Joseph e Elisabeth Pennel,    amanti dei viaggi un po fuori dal comune,  acquistarono a Londra un esemplare di  velocipede, che opportunamente modificato, poteva portare due persone con relativi bagagli.

Nel 1884, i due giovani partirono in treno da Londra,  diretti a Firenze portando con se  il velocipede come bagaglio appresso; potete voi immaginare le  infinite vicessitudini che i due  dovettero affrontare prima di giungere a destinazione.

Ai primi di ottobre del 1884, ebbe cosi' inizio quello straordinario viaggio che partendo da Firenze, toccando successivamente Empoli, Poggibonsi, Siena, Montepulciano, Cortona, Perugia, Assisi, Spoleto, Terni, Civita Castellana, terminò    nelle città eterna, Roma, che diede l'opportunità ai due giovani di  visitare  a misura d'uomo, luoghi meravigliosi  e panorami di estrema bellezza.

Alla partenza da Firenze, i due  vennero salutati  da una folla di amici e conoscenti, accorsi per la grande occasione.
Questo singolare veicolo, pressochè sconosciuto in Italia, al suo apparire generava un'infinità di situazioni, di storie, di incontri con quanti avevano modo, per i più svariati motivi, di  trovarsi in quel momento sul loro stesso  percorso. 
La sua semplice comparsa provocava nel cuore della gente una strana curiosità, rivolgendo  loro  mille domande,  ed ancor più, quando si accorgevano che uno dei due occupanti lo strano mezzo era una giovane donzella.
Non  bisogna dimenticare  che  correva l'anno 1884, come non rimanere a bocca aperta  al vedere una coppia di forestieri percorrere alcune località del centro Italia  a bordo di quello strano veicolo ?


 Il viaggiare a quei tempi con  quello strano mezzo, significava richiamare l'attenzione di una moltitudine di persone, significava avere un approccio immediato con le persone che via via si potevano incontrare, al di la di qualsiasi ceto sociale.
Possiamo inoltre  lontanamente immaginare le  mille difficoltà che questa coppia  dovette incontrare  solamente per soddisfare i più elementari bisogni, quali il nutrirsi, oppure    la ricerca di un giaciglio per la notte.


Le belle tavole, i disegni e gli schizzi riprodotti all'interno, sono opera dell'autore ed artista Joseph  Pennel, mentre la stesura del testo è da attribuirsi alla brava Elisabeth.
Questo piccolo volumetto, ne racconta con una piacevole descrizione, le  innumerevoli avventure, i numerosi   incontri ed i mille piacevoli  episodi,  in questo magico viaggio in Italia, visto da un sellino di una strana  bici, attorno all'anno 1884.








f    i    n    e

mercoledì 23 novembre 2011

Quattro animali in Viaggio

































Quattro   animali   in    viaggio




















Ho notato recentemente in libreria, un piccolo volumetto tascabile dal titolo  " Quattro animali in viaggio " e devo dire che  sia dal titolo che dalla foto di copertina,  mi ha incuriosito parecchio, e non da ultimo  il fatto che   il principale autore abitava nella nostra provincia di Varese, a  pochi passi da casa mia.
Sin dalle primissime pagine,  il testo  si legge volentieri, ed è scritto in un modo molto brioso,  con una punta di leggero umorismo.
  Leggendo il testo, ad un certo punto, senza volerlo, mi sono  immedesimato in questo straordinario viaggio a piedi, dove l'autore  ha percorso  unicamente  sentieri di campagna o quasi, attraversando  una buona  parte della nostra  bella Italia, vale a dire Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia ed infine il Veneto, percorrendo piccoli borghi, prati,  valli,  boschi, vecchi casolari e  paesini sperduti; da non dimenticare i numerosi e curiosi  incontri,  scoprendo una realtà contadina molto disponibile ad offrire ospitalità gratuita, cosa quasi impossibile da trovare nei nostri centri urbani.
L'artefice  di questa singolare avventura, è Piero, accompagnato da due cagne ed una cavalla.
Per chi possiede  un minimo di spirito di avventura ed un poco di amore per gli animali  e per la natura, potrà  trovare questo libretto estremamente interessante, perchè l'autore è una persona  semplice,  genuina, schietta, innamorato del proprio lavoro di contadino, avendo  iniziato giovanissimo ad occuparsi di agricoltura, di allevamento di bovini, addestramento di cavalli e gestendo coi genitori una piccola azienda agricola  nel varesotto.
Un' ultima  cosa molto bella, Piero, quando parla,  rivolgendosi  ai suoi compagni di viaggio, si esprime in un modo speciale, quasi parlasse  a degli umani, questo denota una sensibilità straordinaria che gli fa onore.
Confesso che alla fine di questa piacevole lettura, non ho potuto  fare a meno di invidiarlo per questo suo  affascinante  viaggio.
Per chi vorrà seguire il mio piccolo consiglio, buona lettura.








lunedì 30 maggio 2011

Luigi Ganna, Il romanzo del vincitore del primo giro d'Italia

































Luigi     Ganna 

il romanzo del vincitore

del    primo    giro   d'   Italia



















Siamo nel 1898 a Milano,  il generale Beccaris, in seguito a  continui disordini, era arrivato al punto di  vietare l'uso  delle  biciclette in tutta la provincia di Milano.   Tale decreto  ammoniva : " I contravventori  saranno arrestati  e deferiti al tribunale di guerra."
Parecchi erano finiti in gattabuia.
Un ancora giovane  Montanelli, fù anch'esso contagiato, ed essendo  cosi'  entusiasta della bici, scrisse in un suo articolo che gli Etruschi  non conoscevano le  biciclette, ma se le avessero  conosciute,  ne avrebbero messa una  nelle loro  tombe.
L'ostilità verso la bicicletta, allora chiamata velocipede, era alquanto diffuso.









Nel 1900, qualcuno osò scrivere che  la bici era il veicolo  più rapido  sulla via della delinquenza, perchè  secondo quel qualcuno, la passione del pedale  alla fine trascinava sempre  al furto ed alla truffa.

Addirittura nel 1909, la Conferenza Episcopale Emiliana, per i preti sedotti  dai pedali, confermava il bando totale alle biciclette.

Cosi' che don Cesare Angelini, con grande nostalgia scriverà questi bellissimi versi :

-  "  tardi ti ho conosciuta
       o eccitante bellezza di centauro,
       ed il piacere che dai;
       il diletto di una partenza nel vento che mi
       investe e lava d'ogni stanchezza.
       Ch' io tocchi la mia rondine d'argento,
       ed io ritornerò giovane ancora. "


Ho recentemente letto il libro su Luigi Ganna, come da illustrazione :

" Il romanzo del vincitore del primo  Giro d'Italia 
del 1909 ",   di Claudio Gregori, 

che vorrei tanto consigliare  agli amici ciclisti non più giovani,  è un romanzo entusiasmante dei tempi eroici del ciclismo, quando le strade  non erano strade ma  ruscelli di fango, quando la partenza delle  corse, per la loro lunghezza, veniva  data  di notte in quanto  le gare in linea, potevano  superare anche  i 500 - 600 Km. ininterrotti. 

Un  libro piacevole  che  si legge tutto d' un fiato, e per quei pochi che forse seguiranno il mio consiglio, auguro una piacevole lettura.